Un’educazione finanziaria? Ne vale del futuro dei nostri giovani!

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Le capacità e le competenze finanziarie vanno insegnate durante il percorso scolastico. È un passo necessario, per consegnare ai nostri ragazzi un bagaglio di conoscenze di base indispensabile per renderli più consapevoli dell’uso del denaro, della natura e dei rischi delle attività quotidiane che implicano la gestione del denaro. I nostri ragazzi devono imparare a valutare la convenienza di un determinato acquisto rispetto alle loro disponibilità, l’affidabilità dell’operatore con il quale entrano in contatto, le condotte che potrebbero integrare illeciti. Non sono questioni così scontate.

L’OCSE, per vero, lo ribadisce ormai da anni. A partire dal 2008, con la costituzione del progetto INFE (International Network on Financial EducationRete internazionale per l’educazione finanziaria), con cui l’Organizzazione ha dato vita a una rete di 240 istituzioni pubbliche, tra banche, regolatori finanziari e ministri delle Finanze provenienti da 110 paesi, la necessità di avviare o di rafforzare l’educazione finanziaria è stata scritta nero su bianco. Dodici principi, in cui si afferma il valore fondamentale dell’insegnamento di materie finanziarie nei curricula scolastici. Alcuni tra i paesi più virtuosi lo hanno già fatto, e l’Italia, nonostante i risultati delle indagini PISA (Programme for International Student Assessment), purtroppo non è tra questi.

In base agli ultimi dati, quelli del 2018, è emerso che nel nostro paese si registri una scarsa preparazione degli studenti sugli elementi fondamentali della financial literacy. I nostri giovani non sono in grado di valutare la convenienza finanziaria nemmeno nelle operazioni più semplici, né di cogliere i rischi correlati alla scelta di fornire i dati della carta di credito a un soggetto sconosciuto. Un “analfabetismo finanziario” che colpisce, in particolare, 1 su 5 dei nostri quindicenni e che ci vede tra gli ultimi posti nella classifica dei venti paesi coinvolti con 476 punti. 

Il divario che ci separa con quasi tutti i paesi OCSE è profondo. Così come profondo è anche il divario tra le nostre regioni, con la popolazione dei giovani del Sud meno preparata rispetto a quella del Nord, e tra le nostre scuole, con gli studenti dei licei più alfabetizzati dei coetanei iscritti negli istituti professionali, a riprova di come le competenze dei ragazzi nella gestione del denaro dipendano in gran parte anche dal contesto socio culturale, quini familiare, dipendendo dalla predisposizione dei genitori ad accompagnare o meno, responsabilizzare o meno, i ragazzi, negli acquisti, nel risparmio, in una: nella scelta di gestione del denaro.

Purtroppo, ancora oggi, il nostro paese non ha inserito l’educazione finanziaria nei programmi scolastici. Le iniziative che vanno in questa direzione non mancano. Dai disegni di legge attualmente in esame al Senato, nn. 50 e 1154 recanti Norme sull’insegnamento dell’educazione economica e finanziaria e n. 2307 concernente l’introduzione dell’educazione finanziaria nell’ambito dell’insegnamento all’educazione civica secondo i modelli inglese, portoghese e svedese; allo storico protocollo siglato da Banca d’Italia con il Ministero dell’Istruzione, in forza del quale, dal 2008, propone il progetto Educazione finanziaria nelle scuole, realizzato nelle classi da operatori di Banca d’Italia, e che, come rivelato dallo studio “Does financial education at school work? Evidence from Italy”, ha effettivamente realizzato un miglioramento delle competenze degli studenti coinvolti, a dimostrazione di come un intervento di ben più ampio respiro consenta di realizzare degli obiettivi ancora più gratificanti.

Ma occorre fare di più.

I disegni di legge succitati si fanno carico di questa necessità, ribadendo l’urgenza di introdurre nei percorsi scolastici l’insegnamento degli elementi di base dell’economia e della finanza, nell’assunto che una popolazione che sa spendere il denaro in modo consapevole e responsabile aumenta il benessere finanziario della società, nonché nell’assunto che una maggiore consapevolezza permette una partecipazione più attiva alla vita economica del Paese e una maggiore resilienza dinanzi agli shock economici e finanziari come quello che stiamo affrontando anche oggi.

Nota 1: E nel 2012 l’OCSE/INFE ha lanciato i “Principi per l’educazione finanziaria” (“High-level Principles on National Strategies for Financial Education”), adottati anche dal G20. 

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