Sistema Montante e le finte icone antimafia

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L’udienza preliminare fissata per la giornata di ieri sul processo Montante bis è stata rinviata al primo di febbraio per alcuni difetti di notifica. Si tratta del secondo filone di indagine che vede coinvolti oltre a Montante anche volti noti della politica siciliana, tra cui l’ex Presidente della regione Sicilia Rosario Crocetta ed ex assessori regionali, imputati a vario titolo per i reati di associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio e finanziamento illecito ai partiti. Un’inchiesta che segue in stretta continuità il primo processo sul c.d. “sistema Montante”, già definito in primo grado con pesanti condanne per gli imputati e giunto alla fine anche del secondo grado.
Quali erano le logiche sottese al sistema Montante è oramai chiaro a tutti: un tumorale avvicendamento di nomine e favori, dossieraggi e intimidazioni, il tutto nascosto dietro l’ipocrito sventolamento di bandiere antimafia. Uno scandalo che ha generato tanta amarezza, rancore e rabbia, ma che ha molto da insegnarci su come sviluppare gli anticorpi contro la mafia trasparente.
Uno di questi insegnamenti è che la lotta alla mafia non è un insistente susseguirsi di cerimonie e protagonismi. Quando le associazioni, le fondazioni, le istituzioni tutte, diventano ansiose di protagonismo senza dimostrare di aver agito, di aver fatto, lì qualcosa non va. Questo, come cittadini, non lo dobbiamo dimenticare.
Prima di riporre la nostra fiducia, dobbiamo osservare, attentamente e costantemente, chi regge le articolazioni sociali e istituzionali dell’antimafia; osservare chi vi orbita attorno, le azioni, la dose di retorica che le caratterizza. Solo per questa via sarà possibile intendere se taluni soggetti appartengono realmente ai ranghi dell’antimafia o si improvvisino con il solo intento di accaparrarsi encomi a fronte dell’ultima azione di contrasto.
Di icone antimafia fasulle ce ne sono state tante e, purtroppo, ce ne saranno. Continueranno ad approfondire certe contiguità, a cagionare danni collaterali di ogni tipo. L’auspicio è però quello di trovare una collettività forte e unita, consapevole che la mafia, anche se in grado di cambiare e trasformarsi, non potrà mai contaminare il profumo della legalità perché, ricordando le parole pronunciate dal Procuratore durante la requisitoria della scorsa settimana, “il rispetto delle regole non ammette zone franche”.

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