L’attribuzione automatica del cognome paterno lede la parità tra i coniugi

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Dopo che nel 2016 i giudici della Corte costituzionale aveva ritenuto più compatibile alla Carta costituzionale un sistema che consentisse ai genitori di attribuire alla prole anche il cognome della madre, la Corte ritorna nuovamente a pronunciarsi, dichiarando, questa volta, illegittimo l’intero sistema sull’attribuzione automatica del cognome del padre ai figli, ovverosia quel sistema che, senza mezzi termini, è stato definito il frutto di “una concezione patriarcale della famiglia e della potestà maritale”, del tutto incompatibile con la parità di genere tra coniugi che trova copertura costituzionale in ogni formazione sociale, ivi compresa quella speciale di cui all’art. 29 Cost.

Così, per i giudici della Consulta rileva il contrasto con molteplici articoli, il 2, 3 e 117, primo comma, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli articoli 8 e 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Ad oggi, in Parlamento risultano depositate cinque proposte di legge in base alle quali i genitori possono scegliere, attraverso un accordo scritto, di attribuire al figlio un solo cognome, quello del padre o della madre, ovvero i cognomi di entrambi nell’ordine da questi precisato o, in caso di conflitto, secondo un ordine alfabetico.

Si tratta di PDL ferme da tempo, ma che a breve dovranno necessariamente essere calendarizzate. Le parole utilizzate dalla Corte Costituzionale sono infatti inequivocabili tanto sulla necessità di legiferare quanto sull’adeguatezza del contenuto delle PDL a disciplinare le situazioni future. Di modo che, salvo eventuali accordi tra i coniugi, la prole deve assumere il cognome di entrambi i genitori, peraltro nell’ordine dai medesimi concordato.

Di qui, in attesa del deposito della sentenza (nel corso delle prossime settimane), è possibile fin da adesso affermare che quello della Corte rappresenta un arresto decisivo che finalmente scioglie ogni dubbio circa l’inadeguatezza di una regola tanto antica quanto anacronistica, del tutto incompatibile con il nostro modo di intendere la famiglia, fondata sulla piena parità dei suoi componenti.

Adesso tocca al Parlamento intervenire e realizzare un definitivo passo in avanti verso la piena uguaglianza di genere anche nella famiglia.

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