La lotta all’evasione è una priorità, come anche la tutela dei diritti fondamentali.

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Tradizionalmente, la lotta all’evasione fiscale viene combattuta attraverso l’analisi dei conti correnti e dei registri immobiliari e mobiliari dei soggetti denunciati. Una tradizione che, però, nel tempo è stata integrata estendendo l’area di accertamento anche ai siti web e ai social network dove, molto spesso, è possibile scovare evasori esibizionisti che sfoggiano beni e vacanze difficilmente compatibili con le dichiarazioni dei redditi. Insomma, ostentare non è mai atteggiamento di buon gusto, ma gli evasori questo non lo sanno e si tradiscono da soli.

In Italia, la caccia agli evasori sul web è ormai prassi consolidata. Sin dal decreto Salva Italia del 2011, l’amministrazione finanziaria vi provvede con il beneplacito del Garante della privacy. Ma se ad oggi gli accertamenti sui social avvengono per confortare risultanze probatorie già raccolte, a breve potrebbe accadere che siano proprio gli accertamenti sui social ad attivare le indagini. 

La questione è ad oggetto del decreto attuativo predisposto dal Governo per l’utilizzo dell’algoritmo antievasione attualmente al vaglio del Garante della privacy. Se il decreto dovesse passare, infatti, sarà ben possibile che le indagini sull’evasione fiscale nascano dalle informazioni raccolte sui profili social.

Non si discute che le analisi massive per mezzo di algoritmo possano rappresentare uno strumento davvero efficace. Lalgoritmo permetterebbe infatti all’Agenzia delle entrate e alla Guardia di finanza di stilare un elenco di casi di evasione o di rischio evasione attraverso la quale l’amministrazione potrà svolgere, in breve tempo, accertamenti su vasta scala. Le analisi massive per mezzo di algoritmo permetterebbero, peraltro, di eliminare la piaga della evasione da omessa fatturazione, contrastabile solo con accertamenti trasversali. 

Detto questo, però, senza un adeguato sistema di pseudonomizzazione i rischi sono davvero enormi.
L’incrocio automatizzato dei dati (dei conti correnti alle carte di credito, registri immobiliari e mobiliari, siti web e social network) rischierebbe, per vero, di dare la stura a ingiustificate intromissioni nella privacy dei cittadini. 

La lotta all’evasione è sancita dalla legge. Ogni anno però continua a sottrarre alle casse dello Stato miliardi di euro. Quindi il suo contrasto è indiscutibile priorità del paese. Ma se l’attuazione dell’algoritmo antievasione avviene senza tutelare l’identità dei soggetti sottoposti ai controlli, celandone l’identità fino all’avvio delle verifiche individuali, forse sarebbe il caso di intraprendere altre strade.

Rafforzare i mezzi di contrasto deve essere una priorità ma senza implicare la lesione di diritti fondamentali della persona.

 

 1. Lo schema di decreto prevede che i nomi vengano celati da uno pseudonimo e rivelati solo al momento della notifica o dell’invito a saldare il debito.

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