Il Senato deve accelerare l’iter sull’eutanasia approvato dalla Camera

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Tanta l’attesa e la sofferenza che avremmo potuto evitare a Fabio Ridolfi, il 46enne di Fermignano immobilizzato da diciotto anni a causa di una tetraparesi, se solo in questo paese l’eutanasia non fosse ancora un tabù. Fabio aveva chiesto il suicidio assistito, ma, come riferito dall’associazione Luca Coscioni, “tra incredibili ritardi e boicottaggi da parte del Servizio sanitario” questo non è stato consentito, costringendolo a procedere alla sedazione profonda e la sospensione dei trattamenti di sostegno vitale in corso.

Ora, occorrerà capire in cosa siano consistite le condotte dei sanitari a fronte di una situazione pienamente riconducibile nell’area di non punibilità tracciata dalla Corte costituzionale per cui la somministrazione diretta di un farmaco letale al paziente che ne fa richiesta costituisce reato, salvo che il proposito di suicidio si sia formato autonomamente e liberamente e la persona interessata sia in grado di prendere decisioni libere e consapevoli, sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche da ella ritenute non tollerabili. 

A cosa si sono opposti i sanitari? A cosa si oppone quell’area politica che fa perennemente ostruzionismo su questo delicatissimo tema? 

Il diritto all’autodeterminazione e il diritto alla vita rappresentano valori supremi “destinati – citando le parole della Corte costituzionale – a costituire la matrice di ogni altro diritto della persona” ragione per la quale non è possibile ricondurre a una dimensione collettiva ciò che ha carattere personalissimo. 

Garantire una copertura legislativa all’eutanasia non significa permettere a chiunque di disporre del bene vita proprio o altrui o, come affermato da qualcuno, di svilire la sacralità della vita, perché la vita, a certe condizioni, diventa soltanto fonte di terribili sofferenze. 

Ad oggi, un testo c’è. È stato approvato dalla Camera in prima lettura il 10 marzo di quest’anno e al momento è in corso d’esame al Senato. Si tratta del disegno di legge A.S. n. 2553 recante disposizioni in materia di “morte volontaria medicalmente assistista” che, in linea con le indicazioni della Corte, disciplina “la facoltà di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente ed autonomamente alla propria vita, in presenza di specifici presupposti e condizioni”, con “l’esclusione della punibilità per il medico, il personale sanitario e amministrativo nonché per chiunque abbia agevolato il malato nell’esecuzione della procedura di morte volontaria medicalmente assistita cui si sia dato corso nel rispetto delle disposizioni di legge”. 

È dovere del Parlamento portare a termine l’iter nel più breve tempo possibile.

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