Il garantismo è sulla responsabilità dei singoli coinvolti, non sulla persistenza del fenomeno mafioso.

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Il nostro paese sta vivendo una stagione complessa e nevralgica per l’ingente quantità di denaro destinato alla realizzazione degli obiettivi PNRR. 

Il denaro scatena gli appetiti della criminalità, soprattutto quella da salotto, quella fatta di loschi e spregiudicati figuri quasi sempre ben integrati in quei partiti dove i livelli di allerta sull’identità dei propri candidati è pari a zero. E in Italia ci sono partiti che ignorano, talora colposamente talaltra dolosamente, certe ambigue prossimità di chi fa parte delle liste. Casualmente sono sempre gli stessi partiti che minimizzano di certe connivenze, mistificano la lotta alla mafia, si accaniscono contro chi per questa lotta è sotto scorta. Sinceramente leggere quello che sta succedendo a Palermo mi fa rabbia.

Gli avvertimenti rivolti dall’ex Procuratore generale Roberto Scarpinato alla Scuola di formazione M5S per cui gli investimenti PNRR rappresentano “le precondizioni per un ritorno alle vecchie politiche di gestione della spesa pubblica come strumento di voto clientelare” avrebbero dovuto trovare il supporto della politica tutta, senza differenze di loghi e idee. E invece no. Tutt’altro. Ancora una volta non risulta “casuale – riprendendo le parole di Scarpinato – la pubblica discesa in campo e il ritorno in scena nella campagna elettorale di protagonisti della storia politica della prima repubblica tra i quali specialisti della gestione del voto di scambio”.

Il fatto che le mafie e i suoi collusi si muovano in silenzio conta poco. I colpi di pistola possono riecheggiare senza che il grilletto sia mai stato premuto. Una tangente è colpo di pistola. L’usura è colpo di pistola. Il traffico di droga e lo sfruttamento della prostituzione sono colpi di pistola. Il riciclaggio di denaro sporco è colpo di pistola. 

Il Movimento non si gira dall’altra parte e questa tendenza alla minimizzazione del fenomeno non la consentirà mai, soprattutto oggi che stiamo rilanciando il paese. La lotta alla mafia per noi non è diventata un’urgenza di altri tempi ma è ancora oggi una priorità. E per capire che non può essere altrimenti basterebbe leggere i dati ufficiali dei Carabinieri pubblicati in esclusiva da L’Espresso per capire che chi dice il contrario ha interesse a farlo. Dal 2016 a oggi gli arresti per mafia sono stati 4371 di cui 1220 in Sicilia (ai quali aggiungere quelli effettuati nel corso di operazioni di polizia e guardia di finanza).  

Cedere anche un solo centimetro alla mafia, alla sua violenza, alla sua spregiudicatezza e alla sua viltà significa non amare il proprio paese. E i partiti dovrebbero essere il primo presidio della lotta alla mafia. Ma tant’è.

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