Disabilità e non autosufficienza: pillole di programma M5S.

   Sabato 10 Febbraio alle 18.00 presso la sede del M5S di Caltanissetta, sita in via Ferdinando I 67, si eventoterrà un incontro con noi candidati del collegio e con il nostro Portavoce all’Ars Giorgio Pasqua, per parlare del programma su disabilità e non autosufficienza.

Riprendo un articolo del blog della collega Marialucia Lorefice che è componente della commissione Affari Sociali della Camera.

Buona lettura, vi aspetto per commentarlo insieme questo sabato!

 

 

 

 

di Marialucia Lorefice

In Italia, si stima la presenza di circa 4,1 milioni i cittadini non autosufficienti, di cui circa 3,5 milioni sono anziani (Censis, 2012). Il costo del welfare sociale è di circa 62 miliardi di euro di cui 33 gestiti dall’INPS per indennità di accompagnamento, invalidità, supporto al reddito minimo, e disabilità. Si spende, ma si spende male visto che il nostro Paese non è in grado di soddisfare i bisogni reali delle persone con disabilità e di garantire servizi adeguati alle esigenze individuali. Le famiglie sono costrette nella maggior parte dei casi ad arrangiarsi.

Il M5S ha più volte denunciato come l’Italia sia gravemente inadempiente sull’uguaglianza e la non discriminazione,sulle donne ed i bambini con disabilità, sull’accessibilità, sul diritto alla vita, sull’uguaglianza di fronte alla legge e l’accesso alla giustizia, sull’integrità della persona, sulla vita indipendente e sulla possibile inclusione nella comunità, sull’istruzione, sulla salute e sulla riabilitazione, sul lavoro, sull’adeguato standard di vita e protezione sociale, sulla partecipazione alla vita pubblica e politica, alla vita culturale, al tempo libero e allo sport. Ha ripetutamente richiesto di dare attuazione ai Liveas (Livelli essenziali di assistenza sociale), mai concretamente attuati, i quali hanno fatto ingresso nella materia dell’assistenza sociale con la legge 8 novembre 2000, n. 328, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, legge che ha costituito un evento di portata storica perché ha posto ordine nel settore dei servizi sociali. Nel 2001 la nozione dei Liveas è entrata anche a far parte anche della Costituzione italiana, nella versione riformata dell’art. 117, comma 2, lettera m) dove si afferma che lo Stato ha potestà legislativa esclusiva in materia di <<determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale>>, demandando alle Regioni la definizione delle modalità di organizzazione dei servizi e la possibilità di prevedere livelli ulteriori di assistenza. Tuttavia, la mancata definizione del contenuto impedisce ai titolari di un diritto di pretendere l’erogazione delle prestazioni necessarie a garantirne il godimento. Nel corso degli anni le Regioni hanno tentato di rimediare a tale inadempienza.

Persino la Commissione ONU ha rilevato:

-scarsa considerazione delle persone con disabilità nelle scelte che le riguardano;

-scarsi i dati disponibili sui minori sotto i 5 anni;

-profonda preoccupazione per la difficoltà di garantire progetti di vita indipendente

Cè ancora tanta, troppa strada da fare perché la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, approvata circa dieci anni possa dirsi davvero attuata. Basti considerare che  non vi è oggi un definizione univoca del concetto di “disabilità”, che le regioni non riescono a garantire adeguato accesso ai servizi, che persino nei LEA (livelli essenziali di assistenza) l’approccio all’assistenza socio-sanitaria è obsoleta e non tiene assolutamente conto di quanto previsto dall’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e dalla stessa Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Cos’hanno fatto i Governi che si sono succeduti in questi anni sul fronte disabilità e non autosufficienza? In circa dieci anni hanno ridotto il Fondo Nazionale per le Politiche sociali di circa l’80 per cento. Tanto per rendere l’idea in numeri, se ne 2004 lo stanziamento complessivo è stato di 1,884 miliardi di euro, quello previsto dalla legge di stabilità 2015 è stato fissato a 300 milioni di euro annui per il periodo 2015– 2019, con una sempre più crescente compartecipazione delle Regioni. Il Fondo per le non autosufficienze, invece, ha una dotazione di 450 milioni di euro, cifra irrisoria rispetto a quella realmente necessaria. 

A farne le spese sono sempre e solo i cittadini!

La stessa legge “Dopo di noi” si è rivelata una mera finanziarizzazione dei problemi sulla disabilità e sul futuro dei disabili e ha rappresentato una pericolosa deriva in senso privatistico delle prestazioni che dovrebbero essere invece garantite dallo Stato, come previsto dalla legge 328 del 2000. Le politiche recenti sulla disabilità confermano la volontà di  trasferire  il sistema socio-sanitario dal pubblico al privato, come già  fotografato nella ricerca Censis-Rbm Salute del 2014 che ha certificato l’aumento di un miliardo della spesa sanitaria privata.

Basterebbe applicare la legge 328/2000 si riuscirebbe senz’altro a dare risposte concrete alle persone con disabilità!

disabilità-immagineQUALI SONO LE PROPOSTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE SULLA DISABILITÀ E LA NON-AUTOSUFFICIENZA?

ECCONE ALCUNE IN PILLOLE:

– Dare completa attuazione alla Convenzione ONU sul diritto alle persone con disabilità procedendo ad una completa revisione delle leggi esistenti e garantendo che ogni scelta del legislatore si collochi sempre nell’ambito di una piena consapevolezza che “le persone con disabilità includono quanti hanno minorazioni fisiche, mentali, intellettuali o sensoriali a lungo termine che ,in interazione con varie barriere, possono impedire la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri” ;

– Introdurre un assegno per l’assistenza personale per la vita indipendente e autodeterminata delle persone con disabilità grave;

– Garantire adeguate risorse al fine di consentire alle persone con disabilità di vivere in maniera indipendente e di partecipare pienamente a tutti gli ambiti della vita, assicurando l’accesso all’ambiente fisico, ai trasporti, all’informazione e alla comunicazione, compresi i sistemi e le tecnologie di informazione e comunicazione, e ad altre attrezzature e servizi aperti o offerti al pubblico;

– Diffondere il cohousing, quale forma di vita indipendente;

– Determinare e garantire i livelli essenziali delle prestazioni a tutela dei diritti civili e sociali, introducendo una definizione che garantisca il diritto di ciascuno all’erogazione delle prestazioni necessarie;

– Istituire sportelli di riferimento per persone con disabilità, prevedendo una formazione continua del personale addetto agli sportelli diffusi su tutto il territorio, i quali devono fungere da riferimento per informazioni su tutte le misure attivate da Stato e Regioni. Implementare gli sportelli telematici;

– Azioni volte a garantire pari opportunità alle persone con disabilità e ai caregiver, anche attraverso interventi volti ad incentivare e sensibilizzare le aziende ad assumere; 

– Abbattere le barriere architettoniche partendo dalla raccolta dati necessaria per programmare e attuare interventi volti all’eliminazione delle stesse;

-Stanziare fondi specifici per favorire il trasporto e la mobilità delle persone con disabilità;

– Prevedere controlli sulle strutture sociosanitarie convenzionate: rendere obbligatorie, per essere accreditate e contrattualizzate, la trasparenza e la pubblicazione dei bilanci e della gestione economica dei servizi; 

– Caregiver familiari: organizzare corsi di formazione specifica, tenuti da personale sanitario e tramite incontri di automutuoaiuto, per aumentare conoscenze e competenze. Attivare un numero verde dedicato ai caregiver per accedere a liste d’attesa sanitarie specifiche e prioritarie e per richiedere personale formato sostitutivo del caregiver in caso di necessità sanitaria;

-Istituire la figure del Garante regionale delle personale con disabilità al quale potersi rivolgere in caso di inadempienze e violazioni dei diritti delle persone con disabilità;

– Agire sulle Regioni affinché il tetto massimo di impegnative sia costantemente aggiornato e corrispondente alle reali esigenze del territorio.”